Dal 1914 al 1918 solo un dito scheletrico, puntato mostruosamente verso il cielo – ciò che rimaneva dell’imponente “Cloth Hall” nel cuore di Ypres - fu l’unico, muto testimone della prematura e violenta dipartita di circa duecentocinquantamila giovani vite nell’inferno del campo di battaglia circostante. Ypres non esisteva più a causa dell’incessante fuoco delle artiglierie tedesche e il putrescente fango che permeava l’intero saliente minacciava di inghiottirne per sempre anche gli ultimi cumuli di macerie.
La prima battaglia di Ypres, nell’Aprile 1915, inaugurò un nuovo, tremendo sistema per cercar di aver la meglio sul nemico: l’uso indiscriminato di gas letali, tra cui il fosgene, il cloro e il solfuro dicloroetilico: non a caso, le miscele chimiche più aggressive presero il nome identificativo generico di “Iprite”, dalla stessa cittadina Belga.

“Sono morto all’inferno, lo chiamarono Passchendaele; la mia ferita era superficiale e stavo zoppicando verso le retrovie; ma poi un colpo d’artiglieria colpì in pieno la passerella davanti a me; quindi sprofondai nel fango senza fondo e la luce del giorno scomparve.”
Siegfried Sassoon, Ottobre 1917




